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Andrea 92

Le capre di Gigi Baloto

Questo racconto vuole essere un monito per chiunque decida di intraprendere la salita al Monte Frate per il versante "normale".

Un giorno di ottobre ero salito alla detta cima, e dopo essermi goduto il panorama ed attardato a raccogliere mirtilli sopra la Forcella dei Tramontins, sento un'orchestra di campanacci provenire proprio dalla sottostante forcella. Non mi sorprende: avevo già sentito in lontananza quel suono durante la salita, e oltre alle tracce c'erano eloquenti cartelli "cani al guinzaglio – ovini e caprini al pascolo" firmato Gigi Baloto (anche se una parte di me è ancora convinta che ci sia scritto "Gigi Budel").

Giunto in vista degli animali, l'intero gregge mi si precipita addosso: vogliono leccare la mia maglia fradicia di sudore salato; iniziano a strattonarmi a morsi, e ridacchiando tra me mi scrollo di dosso i caprini e mi faccio largo a spintoni per il sentiero. Il gregge si fa più pressante e credo che vogliano il mio sacchetto di mirtilli. Credo male. Ma pur di liberarmi la via, lancio il sacchetto a una decina di metri da me: si precipitano tutte lì e finalmente penso di avere il sentiero libero, ma mi sbaglio: neanche annusato il sacchetto, sono già tutte di corsa su di me. Penso quindi di recuperare il sacchetto che era rimasto chiuso miracolosamnte, ma mi ritrovo a correre a rotta di collo giù per il sentiero; cosa mi spaventava tanto? Semplice, la carica di un montone! Un angolo della mente rimasto lucido prende nota del luogo in cui ho lanciato il sacchetto, non si sa mai che possa voler tornare a prenderlo.

Intanto sto correndo a tutta velocità inseguito da un gregge, capitanato da un montone inferocito, che mi assorda a suon di campanacci, e penso a quanto deve essere comica la scena agli occhi di un ipotetico osservatore. Le capre, si sa, sono molto agili in montagna. Le pecore no. Voltandomi in corsa vedo che una di quelle palle di lana è inciampata e sta rotolando verso di me a gran velocità, eccola che mi raggiunge; faccio appena in tempo a saltarla maldestramente mantenendo l'equilibrio per miracolo e vederla proseguire il suo rotolamento verso valle. Intanto avevo distaccato il gregge, che non vedendomi più si era fermato.

Con le gambe a pezzi, penso "eh no, con tutto quello che ci ho messo a raccogliere i mirtilli non li lascio lì!". Ricomincia così la salita dalla casera (si, ormai ero arrivato giù in casera nell'inseguimento) alla forcella, ma stavolta lottando con cespugli e rovi per aggirare il gregge accampato sul sentiero CAI. Pur con 1400m di dislivello e una corsa folle alle spalle, arrivo alla meta, cerco il sacchetto nel luogo che avevo tenuto a mente, ma niente. Sto per abbandonare la causa, quando ecco che lo vedo! Le cose si trovano sempre nel momento in cui ormai si sono perse le speranze.

Un'ultima sorpresa scendendo: i cani sono ormai passati di moda, e vedo che ci sono degli asini pastore a condurre il gregge verso la stalla. Essendosi fatto quasi buio, memore del recente passato da sky-runner dilettante mi sono fatto tutta la restante discesa di corsa fino a Lesis. L'indomani una crostata con marmellata di mirtilli sarebbe stata la mia colazione.

Ora comprendo la natura intimidatoria del cartello di Gigi Baloto: non chiederti cosa puoi fare alle capre di Gigi Baloto, chiediti cosa le capre di Gigi Baloto possono fare a te.

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