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Cimon dei Furlani per versante est

(sentiero delle valanghe)

Questa vetta viene sempre raggiunta, escursionisticamente, lungo l'alta via dei Rondoi. L'idea di salirla per il versante est, erboso ma molto ripido, era una sfida che un amatore dei greppi come me non poteva lasciarsi sfuggire. Il pendio in questione è in inverno-primavera percorso dalla valanga censita nell'apposito catasto del Corpo Forestale Regionale col numero 519, che si stacca dalle rocce di cresta e si deposita sul ghiaione in località Pian Mazzega.

Dal parcheggio dietro il palaghiaccio, in Piancavallo, dove ha inizio il sentiero n° 924 (dedicato ai botanici Zanichelli e Stefanelli), si raggiunge la vicina casera Capovilla e si prosegue oltre l'allevamento di cani da slitta per imboccare il sentiero, detto Palestra nel verde, che porta alla sorgente Tornidor. Tale sentiero, segnalato in bianco-azzurro, in località Pian Mazzega sale in un ampio ventaglio di ghiaie e, nel punto più alto, lo si abbandona per salire senza via obbligata verso il canale da dove sfociano le ghiaie.

Si supera lo sbocco del canale sul pendio di sinistra su deboli tracce di animali e poi si percorre lungamente il canalone-colatoio sul fondo, con qualche breve passaggio su rocce facili. A circa quota 1700 si piega a destra mirando all'evidente crestone che scende direttamente dalla vetta, raggiungendolo alquanto più in alto degli ultimi lembi di bosco che lo coronano. La traversata verso destra si svolge su delle gobbe parallele che formano delle lunghe e curiose trincee.

Tenendosi sul filo di cresta ci si porta sotto la vetta dove il pendio s'impenna e affiorano roccette sbrecciate: questa è, se pur breve, la parte più impegnativa e delicata della salita per l'insieme di ripidità e instabilità del terreno (utile mettere giù le mani; 150 metri di arrampicata in ambiente vegeto-minerale).

Dislivello: 900 m; ore 3; consigliata (si fa per dire; non avventurarsi se non si ha confidenza con il Greppo) in luglio per la stupenda fioritura.

Il versante est del Cimon dei Furlani con il tracciato della salita (foto tratta da SENTIERINATURA )

Un temerario trevisano di nome Andrea, pratico della zona Alpago-Piancavallo, ha ripetuto questa via definendola nella parte alta: porcamiseria!

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