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Il sospiro

Respiravi in fretta, a piccoli intervalli, quasi che l'aria non ti bastasse; era come il singhiozzo disperato di un bimbo che tira il fiato tra uno strillo e l'altro. Solo i tuoi occhi esprimevano emozioni: il resto del tuo corpo - l'addome gonfio, il petto squassato dalla respirazioni, le braccia inermi traforate dalle flebo - era tutto teso a sopravvivere.

I tuoi occhi cercarono nei miei quella complicità fraterna esercitata quando le febbri stagionali ci costringevano entrambi a letto e si passava il tempo a fantasticare e facevamo a chi la diceva più assurda e incredibile. Fu in quei momenti che mettemmo a punto quella fantasia di bambini che ci dava coraggio e speranza. Coi ricordi di quando lo zio Mario ci portò alle sorgenti del Meduna, luogo mitico e fantastico; ci vollero tre giorni di cammino durante i quali piantammo la tenda alle Togonasse delle Tronconere e risalimmo quei canali fragorosi di cascate, valli strette fiancheggiate da incredibili pinnacoli pencolanti, percorremmo quei boschi infiniti dove non v'era sentiero e lo zio pareva seguire un filo d'Arianna di ricordi.

I tuoi occhi me lo chiesero e con un peso nel cuore cominciai a rassicurarti:

- Appena starai meglio andremo insieme alle sorgenti del Meduna fino a quella più alta che fluisce strusciando cuscini di muschio e dove la salamandra nera fa la guardia impettita, col capo in alto come a chiederci chi siete cosa fate qui? Poi saliremo in Forcella Verde nell'antro dove vive l'asceta con la barba bianca; ti poserà il palmo della mano sulla fronte e con il pollice ti solleverà la palpebra e scruterà la pupilla; poi scriverà la ricetta su di un foglio di arenaria e prenderai quella medicina e in un paio di giorni potrai guarire, tornare a scuola, correre in bici nei campi, giocare agli indiani dentro le tamosse di canne di granoturco.

I tuoi occhi luccicarono e per un attimo incespicò il tuo ansimare e credo di aver udito un sospiro.

La tua tenda è ora eternamente piantata alle Togonasse delle Tronconere; nelle notti di plenilunio, quando i larici si stagliano neri contro fantasmi di crode d'argento, lassù ti vengo a cercare.