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L’ascensore

Egregio Signor Direttore,
ho letto con estremo piacere ed interesse l’articolo apparso ieri sul Suo giornale riguardante il progetto di valorizzazione turistica del Campanile di Val Montanaia, luogo che tutto il mondo ci invidia e che merita senz’altro gli investimenti che sono stati promessi.
A mio avviso il progetto dell’architetto Vivina Della Porta è semplicemente geniale, ma offre il destro ad alcune critiche che mi permetto di sollevare.
Bella senza dubbio l’idea del treno superveloce da Cimolais al rifugio Pordenone che in parte usufruirà dell’asse stradale esistente e il restante correrà in galleria. Proprio i trafori mi lasciano alquanto dubbioso: la zona è bella, i panorami stupendi e il treno s’infila in gallerie che tutto questo non lasciano vedere!
Non sono al corrente dei problemi strutturali del territorio che hanno consigliato all’architetto Della Porta l’adozione di così numerosi trafori e da ignorante in materia forse i miei consigli giungeranno  privi di senso, fastidiosi...
Io sarei per soluzioni diverse come l’abbandono dell’asse viario per un tracciato tutto nuovo, alto rispetto al fondovalle, con lunghi e panoramicissimi viadotti: il tutto costruito sul fianco sinistro orografico della valle. Particolarmente bella sarebbe la corsa del treno sopra le pareti a strapiombo
della stretta delle Gote. Mi pare anche che il binario unico sia una valutazione troppo prudente: in via di lavori si faccia il doppio binario, vivaddio! Un’attrazione come il Campanile con tali infrastutture attirerà turisti come le mosche!
La cosa più bella di tutta l’opera sarà l’ascensore che permetterà finalmente a tutti di salire in vetta al Campanile di Val Montanaia. Da come è stato descritto dall’articolista ci sarà da essere orgogliosi solo a vederlo, figuriamoci entrarci dentro! Per la verità la tecnologia pneumatica che muoverà l’ascensore è già in funzione da qualche anno alle cascate del Niagara che il sottoscritto, modestamente, ha già esperimentato: adrenalina pura!
M’immagino la stazione del treno, sfolgorante di luci cinquecento metri sotto il Campanile; i due tubi d’acciaio e vetro degli ascensori (uno andata e uno ritorno) simili a rampe di missili: signori si sale, prima fermata il Ballatoio!
Grandiosa la soluzione della sala d’arrivo al Ballatoio, all’interno della cuspide terminale. Le finestre panoramiche tutt’intorno permetterranno una passeggiata circolare senza dover uscire sulla cengia del ballatoio che avrebbe presentato delle difficoltà tecniche per essere messa in sicurezza. Da dentro la sala, invece, si potrà godere dei panorami in tutta tranquillità e fuori dai ghiribizzi meteorologici.
Ed infine, e qui mi dispiace contraddire l’architetto Della Porta, che pur ha fatto un ottimo lavoro progettuale, ed infine, dicevo, casca l’asino. Ma come si fa, dico io, dopo tutto quel nientepopodimeno di spavalda tecnologia, far fermare l’ascensore terminale, che dalla sala del Ballatoio porta in cima, farlo fermare sotto la quota di vetta, far scendere i passeggeri e fargli fare due rampe di scale per uscire in cima! E’ U N O S C A N D A L O!
Perché non far uscire l’ascensore direttamente in cima? Ma non lo sa l’architetto l’impatto emotivo che avrebbe un’uscita improvvisa alla luce della vetta? E si che la tecnologia pneumatica consentirebbe di non creare in cima supporti meccanici fissi e deturpanti che, convengo, possono essere brutti e disturbare una certa sensibilità. Ma non è questo l’alibi della signora Vivina. Ella a mio avviso ha scelto di fermare prima l’ascensore e di far fare le scale ai turisti per una sua idea retrograda, un modo di pensare di quando l’umanità era gretta ed egoista. Quelle due rampe di scale stanno a significare, per l’architetto, che il turista si deve conquistare la sua vetta così come lo facevano i turisti di una volta con altri, macchinosi artifizi.
Si badi bene io non ce l’ho con le due rampe di scale ma con l’idea che ci sta dietro: quella della conquista, dell’arrivare coi propri mezzi che esclude in automatico tutti quelli che non lo possono fare. In una società di Eguali, come la nostra del ventitreesimo secolo, certi egoismi prediluviani bisogna lasciarli dove stanno!