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Aquila del Frascola (1616 m)

La più bella cima della Val Meduna che potrebbe divenirne il simbolo turistico (come accaduto al Campanile di Valmontanaia per la Valcellina). E’ questa l’Aquila del Frascola (1616 m), insignificante, coperta di baranci, vista da nord, dal versante meridionale appare invece in tutto il suo splendore di animale roccioso: immobile, eppure in tale posa plastica che pare spiccare il volo da un momento all’altro.

Qui di seguito il resoconto dell'ascensione all'Aquila del Frascola del 8 giugno 2008; testi e foto di Flavio (Falco5X)

Sta minacciosa con le ali protese, pronta a spiccare il volo, appollaiata in cima a una repulsiva balza di roccia grigia fasciata da cenge impercorse invase dai mughi sopra una valletta scoscesa che precipita verso il Canale del Meduna, il fiume principale della Val Tramontina, il fantasma fluido che nella sassosa piana del Pordenonese s'inabissa congiungendosi con altre affluenti acque in misteriosi e sotterranei amplessi prima di gettarsi nel Livenza.
L'aquila inquieta l'escursionista con la sua presenza corrucciata e vigile. Per tutto lo stacco di mille metri che ci doveva condurre ad aggirarne lo sguardo per sorprenderla alle spalle, ci sorvegliò silenziosa stagliandosi oscura contro il cielo grigio di una imbronciata mattinata domenicale. La nostra meta doveva essere la cima principale dell'Aquila, situata sull'ala dalla parte sinistra per chi guarda verso di lei.

L'Aquila a guardia della valle

A metà della salita ecco le Stalle Giavons, ricovero ben ristrutturato come molte cose di questo tipo qui nel Friuli, anche se il turismo raramente raggiunge questi recessi, tra l'altro infestati da temibili zecche che nello specifico sono portatrici di encefalite TBE.

Il ricovero Stalle Giavons

Ma noi tre, Giorgio, Stefano e il sottoscritto, all'Aquila ci tenevamo. Notizie vaghe parlavano di una traccia tra i mughi segnata 18 anni fa con ormai stinti bolli rossi e utilizzata come via di discesa dai rarissimi alpinisti che affrontano la parete sud. La traccia in questione fu salita con scopi escursionistici, pare, una sola volta, e noi volevamo essere i primi ripetitori. Avevamo anche con noi le cesoie per ripulire un po' dai mughi la traccia, se l'avessimo trovata.
L'ultima parte del canale sassoso che conduce alla forcella Frascola ci impegnò abbastanza, ma in forcella giungemmo presto.

La parte terminale del canale che conduce in forca del Frascola

La salita dei 100 metri scarsi rimanenti fino alla cima dell'ala dell'Aquila ci impegnò in diversi corpo a corpo coi mughi, in contorsionismi entro caminetti bagnati, sempre in equilibrio precario tra righe d'erba fradicia che sottolineavano ripide placconate calcaree.

In lotta fra mughi e zecche

La forcella tra la testa e l'ala dell'Aquila. In distanza la piana serena della Val Tramontina con il paese di Tramonti.

Ma alla fine in vetta ci siamo arrivati, e abbiamo potuto così erigere l'ometto che vi mancava.

Autoscatto sulla vetta dell'Aquila

Il monte Frascola visto dalla cima dell'Aquila

Potevamo fregiarci del titolo di secondi salitori escursionistici? Giorgio, gran conoscitore di questi luoghi perduti, sostiene di sì, e io gli voglio credere. Finora non sono mai stato secondo salitore di alcunché, e l'idea è per me troppo allettante perché io vi rinunci.
In discesa ripulimmo un po' la traccia, come nostra intenzione originaria, e ritornati alla forcella Frascola scendemmo dall'altra parte verso la bellissima Val Viellia e verso il confortevole Ricovero Casera Chiampis, situato in un luogo talmente remoto e lontano dal consorzio civile da risultare incantato.

Il Ricovero Casera Chiampis

In alto, alla testata della valle, il Monte Frascola vigilava chiudendo l'orizzonte.

Il pianoro dell'alta Val Viellia con il Ricovero Chiampis alla sua testa e in alto a sinistra il monte Frascola

Il ritorno verso il lontano paese di Tramonti venne effettuata discendendo tutta la Val Viellia, ove potemmo ammirare meravigliose cascate d'acqua ben alimentate dalle recenti piogge, e forre vertiginose.

Le stupende cascate del Viellia

Alcune forre del Viellia

Arrivati alla macchina toccò spogliarci e sobbarcarci l'onere della reciproca esplorazione corporale alla ricerca di eventuali ospiti indesiderati(che fortunatamente non trovammo). Quindi facemmo un fagotto di tutti i vestiti, scarponi e ghette, infilandoli dentro un sacco di plastica che legammo strettamente. L'acqua bollente della lavatrice avrebbe presto fatto giustizia sommaria.