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Fous da la Crous

Ovvero: itinerario di collegamento tra i rifugi Charpin e Champiuz.

Fous in friulano significa fosso, forra, canale profondo e incassato scavato dall'acqua. Questo termine è utilizzato in Valtramontina solo per alcuni canali e quindi non è generalista come accade invece per Ciol nelle valli clautane con cui si nominano i canaloni (o anche in val Zemola); infatti in Valtramontina i canaloni portano il sostantivo Rug; il motivo per cui alcuni di questi vengano definiti Fous è perché sono percorribili, nonostante l'estrema impervietà della forra. Le Fous quindi, già dal nome, preludono a percorsi estremamente suggestivi, in ambiente orrido e particolarmente impegnativo.

Alta Fous da la Crous.

Notizie di questo percorso mi sono giunte alle orecchie anni fa e si favoleggiava che un meccanico di Maniago, originario di Frassaneit, fosse l'unico conoscitore e che non voleva condividere con alcuno questo sapere. In realtà la Fous da la Crous è conosciuta più dai cacciatori di Forni di Sotto (col nome di Brustulat) che fin da tempi remoti la usavano per venire a cacciare in Meduna dove si trovavano, e ci sono ancora, i più bei esemplari di tutte le Alpi. Per altre curiosità vedi qui.

Oggi tale percorso può interessare l'escursionista perché permette di collegare due rifugi posti all'estremità orientale del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane: il ricovero casera Charpin in Canal grande di Meduna e il ricovero casera Champiuz.

Il ricovero Charpin è stato realizzato nel 2005 dal Parco in un territorio che l'Ente ha vocato a zona wilderness, per i suoi scopi istituzionali (censimenti, prelievi venatori, servizio all'antincendio ecc.). Proprio per questo la struttura non è stata pubblicizzata e i sentieri che vi accedono per lungo tempo sono rimasti misteriosi.

Il ricovero Champiuz è in territorio fornese, posto a ridosso della dorsale che divide il Meduna dalla valle del Tagliamento, poco sotto la vetta del Cimon d'Agar.

Vediamo ora alcune panoramiche della Fous da la Crous.

Innanzitutto vediamo la Forca da la Crous che è la conca qui in basso della foto dove ancora si vedono i ruderi di una costruzione pastorale. Sopra la conca s'innalza la cresta di Lastre di Peschis, che si vede di sguincio, sovrastata dal Chiarescons, a destra del quale appare il Pramaggiore; il massiccio a sinistra è Cengle Fornezze.

La foto precedente era presa dal Cimon d'Agar; questa è fatta da Forca da la Crous: il Cimon d'Agar a sinistra e il monte Naiarda a destra: si vede bene l'insellatura di Forca da la Fous de Nearda.

Come dicevo, i fornesi conoscono la Fous da la Crous come Brustulat, cioè col nome del torrente che scende dalla forcella Claupe verso il Meduna. Da questa immagine scattata dal Tamaruz si vede chiaramente il corso del Brustulat che termina sul ghiaione dove confluisce anche il Rug da la Crous. Non è però il Brustulat che si percorre per salire al valico di Forca da la Crous.

Il torrente che si percorre è il Rug da la Crous che vediamo qui ripreso da Cima Leadicia. Tra i due canaloni una pala boscosa per la quale si sale evitando i salti del canalone principale.

Ecco la pala boscosa, proprio al centro della foto, vista dai pressi del ricovero Charpin; essa è la chiave dell'itinerario, dove si concentrano le difficoltà tecniche e di orientamento.

Poi si entra nel canalone e la salita diviene logica; domina in direzione sud Cima Leadicia alla destra della quale appare l'alta forcella Pierasfezza.

Foto scattata poco prima di giungere in Forca da la Crous. Nella "v" formata dalle pareti rocciose c'è forcella Claupe e il pendio di mughi sotto le rocce si può traversare come riportato in carta Tabacco con una fila di puntini neri, più probabilmente tenendosi rasenti le pareti. Questo itinerario potrebbe, unito al cengione che passa sotto Cengle Fornezze, portare fino in forcella Nartais.

Chi viene a provarlo?