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Cengia degli Dei

Credo che molti abbiano fatto un pensierino sulla Cengia degli Dei che si può definire un mito dell'alpinismo. Pure io nei primi passi della mia attività montana ho sognato la possibilità di realizzare questo itinerario. L'occasione è venuta molti anni dopo, casualmente, per una parola buttata li da Stefano. Egli aveva tenuto da conto una relazione apparsa su una rivista specializzata, vergata dalla guida alpina Ennio Rizzotti. Letta detta relazione mi è parso possibile tentare la Cengia, sopratutto perché risultava facilitata da attrezzature, rinnovate recentemente per permettere le riprese del film con la Nives Meroi. Ha influito anche il battage promozionale della ricorrenza kugyana. In rete si trova poco niente: interessante il racconto di 5 alpinisti di Conegliano (della scuola di alpinismo "Le maisandre") che però hanno affrontato solo la parte della Cengia tra la gola NE e forcella Mosè e con un bivacco. Noi volevamo tentare il giro completo in giornata, per cui abbiamo adeguato l'organizzazione per tale esigenza. Abbiamo quindi deciso di partire da forcella Riofreddo che dista poco dal rifugio Corsi, piuttosto che dal Pellarini dal quale sia l'accesso alla forcella Riofreddo, sia la gola NE sono più lunghi e con maggiore dislivello.

Sorge il sole dietro il Mangart.

L'alba di un giorno bellissimo ci ha visti già all'attacco, saliti dal Corsi dove avevamo pernottato. Si inizia subito con una doppia, un traverso e altre due doppie (Stefano all'arrivo della prima calata; le foto di questo report sono quasi tutte sue; le mie si riconoscono perché sono le più brutte...).

Dopo le due calate successive si prende la cengia vera e propria che inizia poco prima di dove è Stefano; sullo sfondo i contrafforti del gruppo del Canin.

Stessa foto un po' più ravvicinata.

I colori forti dell'alba di smorzano piano piano e ci vedono in piena Cengia.

Stiamo lasciando il versante est per entrare sul lato nord del monte sempre in ombra.

Ecco dietro l'angolo il Nabois.

Al sole anche la porzione est della parete che affianca sulla sinistra orografica la gola NE; si vede bene la Cengia degli Dei che si interrompe presso la macchia bianca dove un tempo si faceva il famoso pendolo.

Prima della gola NE c'è il masso con il cavo d'acciaio.

Il passaggio è superato: ora tocca a Stefano. Su questi punti un po' delicati ci sono chiodi, spit e soste per fare sicura ma noi per essere più veloci abbiamo utilizzato la corda solo per le calate e il traverso dopo la gola NE.

Si susseguono passaggi tipici di cengia.

Dopo la gola NE una calata ci porta al passaggio attrezzato che sostituisce il pendolo.

Ecco il passaggio attrezzato.

Stesso luogo del passaggio attrezzato visto più da lontano; si nota il distacco del franamento che ha lasciato una macchia bianca; la calata per raggiungere il traverso si fa da quel pulpito a sinistra della macchia bianca lungo l'evidente diedro; la parete sullo sfondo, con la cengia ghiaiosa è quella che affianca in destra orografica la gola NE.

La Cima di Riofreddo sulla sinistra.

Lettura della relazione.

Abbandoniamo il versante nord per quello NO.

Il Montasio.

L'alta val Saisera stretta tra il Nabois a destra e le pendici del Montasio a sinistra.

Le nubi se ne vanno e lo scenario si fa portentoso.

Si cala nella gola NO con una doppia quasi tutta nel vuoto.

La relazione a questo punto dice di scendere cento metri e prendere la cengia della via Kugy alla gola NO; poi con facile arrampicata, segnalata da vari ometti, si sale sul pulpito sotto la Cima da lis Codis. Ma noi, una volta sulla cengia Kugy, proseguiamo senza trovare arrampicate facili di sorta e finiamo per aggirare la Cima da lis Codis fin nel vallone che scende da forcella Mosè. Capiamo di aver sbagliato e ritorniamo indietro. Ci sovviene la lettura dell'avventura degli alpinisti di Conegliano che come noi, in questo punto, persero la via. Troviamo cento metri prima della gola NO (siamo sempre sulla cengia Kugy) una rampa ghiaiosa che ci permette di salire e raggiungere lo spigolo ovest del monte dove troviamo anche degli ometti.

Seguiamo una cengia sul versante ovest che poi s'interrompe: nessun segno dei promessi cordini di calata; ometti quelli ci sono.

Torniamo indietro e prendiamo una cengia più alta che però muore subito. vediamo però sopra un'altra cengia: la raggiungiamo (ometti) e questa ci porta sul versante sud della Cima da lis Codis in vista di forcella Mosè; ma proseguire è impossibile e non ci sono i chiodi indicati in relazione.

Nel frattempo le ore son passate e noi che siamo organizzati per ritornare entro sera siamo costretti a prendere la decisione di mollare l'osso; scendiamo di nuovo fino alla Kugy e poi su una cengia più sotto che ci permette di andare a prendere il sentiero Chersi. Per il Chersi fino al ghiaione che scende dal Lavinal dell'Orso: su al Lavinal e poi giù passando per malga Grantagar, giungendo col buio alla macchina.

Nonostante l'impresa sia fallita abbiamo goduto di una stupenda giornata abbarbicati al cielo lungo la Cengia degli Dei. Come le donne dimenticano il dolore da parto anche noi ci dimenticheremo di questa sconfitta e chissà, un giorno o l'altro, ritenteremo.

Cengia degli Dei 2015

Il tempo di riprovarci è infine venuto! Con Gloria e Francesco: quando vado via con loro mi sento in una botte di ferro! Qualcuno maligna che siano i miei badanti. Se però chiedete a loro, vi diranno che si sono messi nelle mie mani: cosa vi è di meglio della fiducia reciproca?

Certamente per la riuscita dell'impresa ci è voluto un intervento divino, un Egli che ci guardasse e accompagnasse in ogni passo, come dimostra la foto!

Alba

Inizio della Cengia sul versante Nord Est di Cima Riofreddo

Passo del gatto

Il passaggio Kulterer

L'Innominata

 

Gloria sul passaggio dove un tempo si doveva fare un pendolo

Sua Maestà Montasio

In vista di Forcella Mosè

Incontro

Dai che siamo fuori!

In Forcella Mosè ci attendono amici da Mirano che ci festeggiano con soppressa e vino: ottima conclusione per una giornata...divina!

Relazione

Preambolo. Derogo alla mia consueta riservatezza riguardo gli itinerari perché la C. d. D. è a tutti gli effetti una via attrezzata come lo è il Campanile di Val Montanaia, cioè ci sono ancoraggi per le calate, soste e ancoraggi intermedi su tutti i passaggi più impegnativi; è dunque addomesticata. La sua percorrenza è destinata ad alpinisti. Si tratta di un percorso piuttosto lungo che se affrontato da una cordata di due persone che si legano sempre su tutti i passaggi attrezzati abbisogna di molte ore e potrebbe essere necessario un bivacco intermedio. Se fatta invece utilizzando le corde solo per le calate il tempo risparmiato è alla fine moltissimo, però questo modo di procedere richiede capacità superiori alla media di concentrazione e tecnica: tutti i passaggi sono espostissimi e la maggioranza su terreno friabile. Le relazioni fino ad ora disponibili parlano di difficoltà di orientamento, ma non forniscono informazioni utili per ovviare a questo problema; posso certificare, da mia esperienza personale, che la cosa più pericolosa della C. d. D. sono le relazioni esistenti! Sperando dunque di non contribuire a mia volta alla confusione mi accingo a scrivere questa relazione.

Accesso e vie di fuga. La questione di dove iniziare la C. d. D. è molto dibattuta; credo però che chi decidesse di intraprenderla baderà sopratutto ai dislivelli e inoltre a scegliere un percorso per andare all'attacco privo di difficoltà. Per questo motivo mi sento di sconsigliare di iniziare dalla Gola NE dove alligna sempre un nevaio che costringe a portarsi nello zaino l'attrezzatura necessaria e dunque peso che si potrebbe risparmiare. La C. d. D. si può iniziare dalla citata Gola NE, dalla Gola NO dalla spalla NE di Cima Riofreddo. Questi punti costituiscono oltre che entrate alla C. d. D. anche vie di fuga in caso di necessità. La sentieristica che collega la C. d. D. con la Gola NE è reperibile ovunque e mi astengo dal trattarla. Ricordo che la C. d. D. ha un senso di marcia antiorario. Sostengo inoltre che la parte più interessante dal punto di vista alpinistico possa escludere il sentiero attrezzato Anita Goitan, che non ho quindi percorso durante la mia ripetizione.

Accesso per la spalla NE di Cima Riofreddo. Dal rifugio Corsi si prende il sent. 627 per andare all'attacco della via attrezzata Anita Goitan. Superata la paretina con sacello e targhe dell'inizio della via attrezzata ci si trova su una larga banca ghiaiosa inclinata che la traccia sale a strette serpentine. Al culmine l'Anita Goitan piega a sinistra (O), mentre noi saliamo ancora verso le rocce soprastanti mirando ad un camino che le incide sulla destra. Per questo si inizia ad arrampicare la fascia rocciosa cercando i punti più facili fino a montare sulla spalla NE della Cima Riofreddo, dove sulla sinistra c'è la prima calata.

In arrivo sulla spalla NE di Cima Riofreddo; si nota sotto la banca ghiaiosa dove inizia la via attrezzata Anita Goitan

Accesso per la Gola NO. Dal bivacco Mazzeni con il sentiero Chersi ci si alza fino al secondo promontorio verde da cui la vista si apre sul catino delle Studenze e sul M. Nabois. Qui si abbandona il Chersi per rimontare verso destra (S) una crestina che conduce su una cengia della Cima de lis Codis. Verso S su questa cengia fino a trovare la possibilità di salire su quella superiore: cengia Kugy. Si percorre questa verso sinistra (N) che gira l'angolo e ora in direzione E si porta a ridosso della Gola NO dove muore. Si sale facilmente la gola fino a 50 metri sotto lo strapiombo con nevaio che la chiude in alto. Ci si sposta qualche decina di metri sulla destra per cenge in parte erbose e si individua, poco più in alto, una parete non molto ripida solcata da uno stretto camino di una ventina di metri; appoggiato alla parete un masso.

Attrezzatura. Corda da 60 m, 5 rinvii, due chiodi e martello. Sconsigliato l'utilizzo di due corde da 50 m che, se da un lato permettono di fare un paio di calate in meno, dall'altro possono diventare problematiche nell'atto del recupero, in quanto il nodo di giunzione tra le due corde potrebbe incastrarsi.

Relazione. Dalla spalla NE di Cima Riofreddo una prima breve calata e poi risalita fino a un pulpito sullo spigolo. Dal pulpito due calate consecutive portano sulla cengia. Si percorre la C. d. D. fino alla Gola NE incontrando verso il termine i passaggi più impegnativi. Nella Gola NE si incontrano le segnalazioni della via che sale dal Pellarini allo Jôf Fuart, si seguono nel breve tratto che costeggiano la Gola e si abbandonano per proseguire in piano lungo una cengia erbosa che poi si alza a mo' di rampa. Al termine della rampa piegando a sinistra si salgono alcune placche fino a raggiungere una cengetta più alta che si segue verso destra fino allo spigolo. Qui si trova la calata che porta al passaggio che sostituisce il famoso pendolo di Comici.

La parete che costeggia in sinistra orografica la Gola NE; la freccia indica il punto ove si trova la calata per raggiungere il passaggio dell'ex pendolo; sotto la freccia, evidente la rampa citata dalla relazione.

Segue una calata che riporta sulla C. d. D., la quale percorre tutto il versante N con vari passaggi impegnativi e infine gira l'angolo e permette la visuale sulla parete N della Cima da lis Codis, separata dalle crode che si stanno percorrendo dal profondo intaglio della Gola NO. Date uno sguardo alla parete della Cima de lis Codis: la C. d. D. che si dovrà riprendere dopo la calata è quella più alta; evidente il percorso per raggiungerla; si dovrà montarci piuttosto a destra, poco prima e più sotto del torrione che spicca sullo spigolo. Dopo aver eseguita questa osservazione si prosegue in discesa lungo la C. d. D. fino a che termina, dove si trova la calata, in parte nel vuoto, che porta sul fondo della Gola NO. Dal punto di arrivo della calata si attraversa la Gola e per una cengia in parte erbosa si va per alcune decine di metri in quota, fino che si nota, poco più in alto una parete non molto ripida solcata da uno stretto camino di una ventina di metri; appoggiato alla parete un masso. Si sale il camino per uscirne a sinistra prima dello strapiombo che lo chiude. Ora, senza via obbligata si arrampica seguendo i punti deboli della montagna, spostandosi dapprima a sinistra e poi decisamente a destra riprendendo infine la C. d. D. Poco dopo si è sul versante SO della Cima de lis Codis e quando si gira l'angolo S si vede F. Mosè. Prima della forcella la C. d. D. s'interrompe: una calata di una decina di metri su spit porta su un terrazzo dove un secondo spit di calata permette di gettare una doppia dentro un camino strapiombante. Si scende fino alla sottostante bancata ghiaiosa poco inclinata che si percorre verso F. Mosè fino alla base di alcune fessure e caminetti con zolle erbose che permettono una facile risalita alla prosecuzione della C. d. D. Queste calate risolvono, evitandolo, il problema del famoso passaggio sabbioso con cordino marcio da afferrare in uscita. Poi senza problemi in F. Mosè.

Miei tempi di percorrenza. Ore 7,30 comprese le pause, così ripartiti: 2,30 spalla NE di Cima Riofreddo - Gola NE; ore 2,30 Gola NE – Gola NO; ore 2,30 Gola NO – F. Mosè.