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In Carnia con Garibaldi

Vecchie malghe, casere, prati- pascolo, antichi stavoli, boschi e panoramiche cime sono la meta di questa guida che invita a visitare un territorio anticamente molto sfruttato e oggi ritornato regno di cervi, linci, orsi...

Una moltitudine di sentieri pastorali che ancora si possono percorrere per rivivere il passato delle popolazioni locali fatto di lavoro, tradizioni, fede.

Dordolla, Dierico, Lovea, Illegio, Stavoli di Moggio... borghi lievemente posati al piè di questi monti ci raccontano pure di quando qui passarono i garibaldini capitanati da Giovanbattista Cella, udinese dei Mille: poiché la memoria popolare conserva ancora il ricordo di quell'episodio del Risorgimento, avvenimento che viene qui raccontato anche attraverso le numerose testimonianze dei paesani dell'epoca, ritrovate in documenti d'archivio.

La Storia e la piccola storia delle comunità locali si intrecciano nel dipanarsi dei sentieri e delle mulattiere dove si fa la conoscenza con una parte di montagna friulana che appare scontrosa e timida come una fanciulla che ad una carezza svela sorrisi e grazie assolutamente da assaporare.

In Carnia con Garibaldi di Giorgio Madinelli, Ediciclo Editore, Portogruaro, 2007; per acquisti: www. ediciclo.it

prova un itinerario di questa guida:

 

Pale del Làris (1906 m)

 

Da Pra di Lunze, sopra a Illegio, si percorre il sentiero CAI n° 455 in direzione del rifugio Monte Sernio e usciti dalla pineta dove si trova il rifugio forestale Palasecca di mezzo (in cattive condizioni; fin qui 1 ora) si arriva sul bordo di un grande canalone scendente dalle pareti occidentali del Sernio. Abbandonare il sentiero e salire le prime ghiaie che si incontrano all'uscita del bosco, arrivando in vista di un grande masso grigio, situato nell'alveo del canalone, dove questo si biforca. Si sale il ramo destro per circa 70, 80 metri reperendo un grosso ometto sulla riva destra che è posizionato all'inizio di una traccia intagliata tra i mughi. Questa traccia conduce in breve al centro di un lunghissimo impluvio, parallelo al canalone principale, che scende direttamente dalle pareti della Torre di Pra Danèit (1883 m), liscio torrione addossato alla parete ovest del Sernio e sulla destra di questa. L'impluvio è libero dai mughi nella parte centrale e fittamente popolato ai lati: lo si risale integralmente fin sotto le pareti rocciose dove si trova una traccia di animali che rasentando la parete sale verso destra. Appena possibile si attraversa il ghiaione posto sulla destra della Torre di Pra Danèit, risalendo poi il pendio con zolle erbose al di là del ghiaione. Un ometto indica il punto dove si deve piegare a destra (circa in corrispondenza di una gialla fessura che incide la parete della Torre) per percorrere una traccia tra i mughi che permette di entrare in un valloncello col fondo occupato da grossi massi.

Percorsi un centinaio di metri di questo valloncello si esce su un pendio erboso e, senza perdere quota lo si attraversa arrivando sull'orlo del canalone che scende dalla forcella di Pra Danèit (1720 m) raggiungibile in breve per le ghiaie e i massi del canalone stesso. Sulla destra della forcella si individua una apertura tra i mughi che porta in discesa sul fondo di un canalino scendente direttamente dalle rocce della cima Pale del Làris. Su per il canalino fin quasi alle rocce dove si prosegue a sinistra, per zolle erbose, mirando ad una evidente sella, raggiunta la quale si scalano le rocce della breve cresta delle Pale del Làris in direzione ovest tenendosi poco a destra del crinale fino in cima.

Difficoltà: EE;dislivello in salita: 900 m;tempo di percorrenza : ore 3, 30

Salendo verso la Torre di Pra Danèit; la forcella a destra della foto viene erroneamente raggiunta credendo di salire la forcella di Pra Danèit in quanto che la relazione in Alpi Carniche di De Rovere e Di Gallo (CAI TCI) è piuttosto ambigua e confusionaria.