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Fabrizio

Fabrizio è stato "folgorato sulla via di Damasco" e ha preso a frequentare, documentare, divulgare la Val Meduna; qui di seguito un paio di suoi articoli apparsi su riviste CAI e qualche immagine.

Alba a Casera Chiampis

Frassaneit: la montagna dimenticata

Alberi e arbusti, la natura si è ripresa ciò che le era stato sottratto. Solo il vento, scivolando leggero fra le bocche ormai vuote di ciò che un tempo furono atri e finestre, è testimone della fine di un’epoca. Quasi un tedoforo che porge il testimone a chi non è più in grado di riceverlo. L’oblio è sceso, come un sipario, sulle case e i cortili. Gli stessi che prima erano riempiti da mille voci di vita ora sono vuoti. Travi schiantate e muri mozzati testimoniano la potenza di una natura che, mai prona, riconquista quello di cui l’uomo si era momentaneamente appropriato. Non più strilli di bimbi, il laborioso brusio degli attrezzi che lavorano e modellano il legno è cessato. Il seducente profumo del fuoco e dei focolari ha abbandonato i vicoli e le case. Il rumore del silenzio, come un sudario, avvolge le vestigia di una vita severa ed arcigna rendendola preziosa.

I luoghi

Il paese di Frassaneit è collocato sul versante sud dei contrafforti del monte Frascola all’interno del Canale di Meduna. Oltre il lago Cà Zul il canale si biforca e si inoltra all’interno dei dirupati versanti del gruppo delle Caserine. Il ramo di sinistra (Canale Piccolo di Meduna) ha termine con la f.lla Caserata e consente di raggiungere la casera Podestine e l’abitato di Claut. Il ramo di destra (Canale Grande di Meduna) ha termine con la f.lla del Cuel e permette di raggiungere il rifugio Pussa e la val Settimana. I sentieri che consentono le traversate sono ormai invasi dalla vegetazione e pochi ormai hanno il coraggio di avventurarvisi. I pochi che vi si inoltrano parlano sottovoce delle incredibili storie di Maciarul, Badalescu e Faela. Questi tre esseri misteriosi vengono ancora nominati con rispetto e timore. Il primo era un omino tarchiato e schivo, con barba e capelli lunghi, che pare vivesse da solo nei boschi della Val Tramontina. Badalescu era invece un essere mitologico che veniva rappresentato nei racconti come un uccello gigantesco e spaventoso che volava da un monte all’altro alla ricerca di prede. Ed infine Faela, nato e sepolto nel cimitero di Campone, era un personaggio realmente esistito con la fama di piacere alle donne ed in seguito ad una delusione d’amore divenne eremita. Pare che i poveri resti in pietra dei suoi rifugi siano disseminati ovunque. Si cibava di erbe, radici e serpenti e spesso riappariva per le vie dei paesi con sette cappelli in testa.

Pozze sul Meduna

Sono angoli dimenticati, affascinanti e pressoché irraggiungibili. Clapon di Limet, Cuel Flurit, Forca del Puol sono nomi che ai più non dicono nulla, ma che rappresentano mete di tutto rispetto che richiedono una giornata di cammino nella più completa solitudine.

Impianti idroelettrici

Gli impianti idroelettrici del Meduna sono composti da tre serbatoi e cinque centrali per lo sfruttamento del bacino del Meduna. Il serbatoio di Cà Zul, operativo dal 1967, raccoglie le acque di un bacino imbrifero di 40 kmq. La sua capacità massima è pari a 9,5 milioni di metri cubi. La diga in calcestruzzo ha un’altezza di 68 m e uno sviluppo di 160 m. Lo sfruttamento delle acque avviene nella centrale di Valina attraverso una galleria in pressione e lo scarico delle acque ha luogo nel sottostante lago di Cà Selva. Il serbatoio di Cà Selva, operativo dal 1963, ha una capacità massima pari a 36 milioni di metri cubi. La diga in calcestruzzo ha un’altezza di 110 m e uno sviluppo di 237 m. Lo sfruttamento delle acque avviene nella centrale di Chievolis attraverso una galleria in pressione e lo scarico delle acque ha luogo nel sottostante lago di Ponte Racli. Il serbatoio di Ponte Racli, operativo dal 1952, ha una capacità massima pari a 22 milioni di metri cubi. 14 La diga in calcestruzzo ha un’altezza di 75 m e uno sviluppo di 110 m. Lo sfruttamento delle acque avviene nella centrale di Meduno attraverso una galleria in pressione.

La storia

Il paese di Frassaneit è diviso nelle frazioni di Sotto e di Sopra e dista circa 5 km da Tramonti di Sopra. Pur non avendo il millennio di vita di Tramonti, sono trascorsi alcuni secoli dalla data della sua fondazione. Incassato nel Canal di Meduna questo borgo ospitava, fino al primo dopoguerra, una dozzina di nuclei familiari per un totale di circa 60 abitanti. C’era un mulino dove affluivano i prodotti dei nuclei abitati di Ciul e Selis. Una volta a settimana l’intero paese scendeva a valle per recarsi a Messa e in quella occasione veniva effettuata la spesa che era costituita, per la maggior parte, da sale e zucchero e che veniva pagata con burro e formaggi. Una stanza a Tramonti era adibita a deposito fino al ritorno. Gli uomini di solito preferivano recarsi in osteria dove, alle volte, restavano fino al giorno successivo. A Frassaneit infatti non c’erano osterie e si beveva il sir (siero di latte) mentre la grappa era utilizzata come medicina unitamente all’olio di ricino. Negli anni ‘50 i bambini (allora una ventina) seguivano le lezioni presso la scuola del paese dove la maestra insegnava a leggere, scrivere e “far di conto” a classi unite. I malati e i morti venivano trasportati fino a Tramonti su ziviera (portantina) o su stanghe, ma alle volte poteva essere utilizzata anche solo una sedia legata alla schiena del portatore tramite lis brecedolis (legacci). In paese, durante le feste, si ballava al suono della fisarmonica o di un vecchio grammofono. Per Frassaneit transitarono, in direzione della f.lla Caserata e quindi della Val Cellina, gli alpini della 69ª compagnia del Gemona in ritirata dopo la disfatta di Caporetto. Ora il paese è completamente abbandonato e i suoi abitanti partiti verso la pianura o emigrati.

 

Monte Dosaip

Il dizionario toponomastico del Friuli Venezia Giulia di Giovanni Frau rileva “Dossaip, monte tra Claut e Tramonti; dal latino dossum, ovvero dosso, e da alveum - cfr. il friulano lalp, truogolo, col valore di cadin”. Questo è l’etimo del nome attribuito a questa montagna appartenente al gruppo Caserine-Cornaget. Il nodo del Dosaip è particolarmente articolato e vasto. I suoi fianchi dirupati e selvaggi scendono a precipizio verso est per quasi 1500 m. in direzione del lontano lago del Ciul e del canale di Meduna. Tutto quel versante risulta ormai abbandonato dall’uomo. Pochi sono i sentieri ancora esistenti, riservati ad escursionisti evoluti, in grado di orientarsi su tracce incerte e terreni scoscesi. Il versante occidentale è invece più dolce, i dislivelli più contenuti. La splendida casera di Caserata, meritoriamente restaurata dall’Ente Parco, permette di interrompere la salita e gustare una notte nella quiete di un luogo privilegiato sconosciuto ai più. L’idea di salire il Dosaip mi è venuta un giorno bighellonando nei dintorni del lago del Ciul. Osservando la carta topografica e risalendo con lo sguardo il Canal piccolo di Meduna questa cima pare chiudere la vallata. Un po’ di ricerche nella biblioteca casalinga e in rete mi hanno fornito le informazioni necessarie per la salita. A questo punto non rimaneva che tentare.

Il monte Resettum, dalle Grave di Gere.

Descrizione dell’itinerario

Raggiunto l’abitato di Claut si prosegue risalendo la val Cellina fino ad arrivare alla frazione di Lesis. Qui giunti si oltrepassa il torrente continuando a risalire la valle. Poco dopo si ignora la deviazione sulla destra che conduce casera Pradut preseguendo lungo il fondovalle. Dopo aver oltrepassato alcune abitazioni e una fitta serie di tornanti la strada diventa sterrata (ma ancora tranquillamente percorribile) e ci conduce ai margini della fiumara detritica delle Grave da Giere. La strada si esaurisce al Pian de Cea (914 m) dove è possibile parcheggiare. Senza oltrepassare la briglia e trascurando quindi la prosecuzione della strada che in breve condurrebbe alla vicina casera Casavento si inizia a risalire le Grave senza percorso obbligato ma privilegiando la parte sinistra della valle. Si oltrepassa lo sbocco del Ciol de la Prendera arrivando in breve al ripiano boscoso dove sorge la casera Podestine (1024 m: 1.15 h). La casera, ottimamente restaurata, mette a disposizione un locale al piano terra dotato di stufa, tavolo e panche mentre al primo piano alcuni tavolacci consentono il riposo. Lasciato l’edificio, poco oltre il greto si sdoppia. Si deve seguire il ramo di sinistra, che condurrebbe alla forcella delle Pregoane, per poche decine di metri puntando ad un cartello indicatore posto sull’altra sponda del torrente. Seguendo il segnavia CAI n° 398 si inizia a risalire un ripido costone boscato ricoperto da una faggeta. Superati due piccoli greti ci si affaccia presto al ciglio di una vasta conca detritica alla base delle pareti meridionali del monte Caserine Basse. Si sale ora in diagonale tra ghiaie e grossi massi oltrepassando alcuni canali detritici fino a raggiungere il costone superiore dove la pendenza diminuisce. Con una lunga diagonale si punta ora alla testata del vallone giungendo infine alla bellissima radura al centro della quale è posta la casera di Caserata (1479 m: 2.30 h). La casera, costruita completamente in legno, offre, in un unico locale, stufa, caminetto,tavole, panche e tavolacci bastanti per 4 persone. Dalla casera si risale il prato fino a raggiungere in pochi minuti la vicina forcella di Caserata (1505 m: 2.35 h). Da qui una buona traccia sulla destra sale in breve ad un piano immerso in un rado bosco di larici. La traccia ora compie una lunga diagonale verso destra per poi, con un’ultima curva, uscire ai piedi del pascolo della casera Dosaip (1743 m: 3.20 h). Della casera resta ormai solo un cumulo di pietre e assi spezzate invaso dalla vegetazione. Labili perimetri di blocchi squadrati e travi schiantate narrano l’inutile lotta dell’uomo contro la montagna. Da qui in poi il sentiero sparisce. Ci si deve innalzare a monte della casera seguendo delle labili tracce che in breve svaniscono. Si continua comunque verso sinistra (sud) risalendo il pendio disseminato di piccole doline e bassi cespugli. Man mano che si sale appare sempre più marcato il costone che funge da parete del grande catino del monte Dosaip. Raggiunto il crinale (1870 m ca: 3.45 h) ci si affaccia sulla grande conca sottostante. Si deve ora cercare il punto più agevole per entrarvi, costituito da una breve cengia erbosa, verso la costa del Pu, che in lieve discesa ci deposita all’interno del catino. Si traversano ora dei ripidi pendii erbosi intervallati da lingue di ghiaie instabili dirigendosi al termine della fascia rocciosa sovrastante. La si oltrepassa e si risale il ripido pendio terminale seguendo tracce o ometti giungendo infine ad un’ampia insellatura. Ancora pochi metri e sulla sinistra si giunge infine all’ometto che segnala la vetta erbosa del monte Dosaip (2062 m: 5 h). Siamo in luogo lontanissimo dalle mete frequentate e dalla civiltà. Sotto di noi, lontanissimo, il lago del Ciul; siamo al centro di una incredibile sfilata di montagne. Dal Cornaget alle Caserine, dal Frascola al Valcalda, dal Raut al Castello... Un intero oceano di giganti di pietra che sfuggono rincorrendosi fin dove arriva lo sguardo. Ed ora dopo il meritato riposo sul prato sommitale ci aspetta la lunga discesa da compiersi lungo il medesimo itinerario di salita e che in circa 4 ore ci riporterà alla macchina.

NOTIZIE UTILI CARTOGRAFIA: Tabacco 021 1:25.000 DISLIVELLO: 1200 m ALTITUDINE MAX: 2062 m TEMPO DI PERCORRENZA: 9 h DIFFICOLTÀ: E NOTE: fino a casera Podestine si tratta di una facile passeggiata con un dislivello irrisorio. Da qui alla Caserata solo qualche scoscendimento richiede attenzione. Dalla forcella di Caserata in poi è necessaria autonomia ed abitudine alla marcia al di fuori dei sentieri. In caso di scarsa visibilità è consigliabile evitare di spingersi oltre la forcella. L’acqua è presente nelle vicinanze di casera Podestine sul greto del torrente. Altri rivoli si trovano nel tratto Podestine-Caserata ma sono stagionali. In casera Caserata non c’è acqua.