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L'ultimo crestiglio

Ovvero traversata del Monte Rossa (1131 m)

A volte scopro che la nostra lingua non ha parole per tutte le cose; se prendiamo l'andamento e la costituzione di una cresta, i punti più elevati di essa non si sa bene come chiamarli: elevazioni di cresta, torrioni di cresta, gendarmi di cresta, denti di cresta sono i nomi più comuni ma hanno bisogno della specificazione di cresta per ottenere il senso voluto. Così mi sono inventato la parola crestiglio da dare a tutte le punte che compongono l'insieme di una cresta. I crestigli possono essere solo delle torri, dei spuntoni, ma anche vere e proprie cime che dentellano la cresta. Così la lunga cresta che scende verso est dal M. Raut, detta Cresta del Drago, ha per ultimo crestiglio di un certo interesse il M. Rossa. Dalla cima del M. Rossa partono due crinali per opposti punti cardinali: verso nord una lunga dorsale scende sulla frazione di Faidona; verso sud uno spigolo alquanto ripido scende sul Ciucul dal Signour dal quale divergono due creste: una prosegue verso meridione per esaurirsi con il Col Maiour che sovrasta Navarons; l'altra, dopo il Col Ventous precipita sulla stretta di Ponte Racli dove fa da spalla alla diga del lago di Tramonti.

Mi pigliava percorrere le dorsali del M. Rossa e crearmi un anello di un qualche valore; se non altro buono per giornate invernali con poca luce e a bassa quota per evitare l'innevamento.

Sono partito da Navarons lungo il Troi da li Fous (in rosso in cartina); per informazioni su questo itinerario vedi.

Partenza antelucana per evitare i navaronesi, altrimenti, se mi avessero beccato, avrei perso tempo in chiacchiere e grappini.

L'alba mi ha aperto visuali consuete: sul Valcalda...

...e sul Clap de Paredach.

Eccomi ormai in vista dell'ultimo crestiglio del Drago con il suo ripetitore in cima; la depressione a sinistra è la forcella del Von (del nonno).

Lo spigolo del M. Rossa. Sapevo che era stato disceso da Petris e Donadel e quindi non mi creava grosse preoccupazioni.

Salendo ho notato che era stato anche verniciato con bolli rossi, ormai quasi scomparsi; sostengo che i due ribaldi vecchietti, quella volta si siano avvalsi delle segnalazioni e buttato almeno due doppie.

La roccia è abbastanza stabile; la neve mi ha creato qualche problema.

In vetta mi saluta il Dosaip (si vede tutta la Via da la Bisa).

Comincio la discesa.

Uno sguardo indietro all'ultimo crestiglio del Drago, ormai lontano.

Riappare il Ciucul dal Signour.

Raggiungo il lungolago e da qui sotto fotografo la cresta appena percorsa. Prima del Ponte Racli risalgo a spanne nel bosco arrivando alla forcella del Col Ventous e rientro in quel di Navarons. In definitiva un bel giro, neanche lungo, ma assolutamente privo di sentieri, in particolare nella parte di discesa dove il bosco ha cancellato ogni opera dell'uomo fin quasi agli abitati; fortuna che è in buono stato una mulattiera che corre sotto i fili dell'alta tensione, utilizzata per la manutenzione dei tralicci che ho percorso in parte. Le uniche bestie che ho incontrato sono stati due enormi cagnoni presso le Case Facchin (ci abita un austriaco), che mi son saltati addosso per giocare buttandomi a terra! Che spavento! Che avventura!