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Pizzo Lòvet (1269 m)

La "grigia Berti" riporta: Verso E dal monte Dosaip inizia la lunga cresta che divide il Canale di Meduna dalla V. Silisia. Le sommità principali [Maglina, Spicjat, Corda] non sono facilmente raggiungibili a causa dei ripidi fianchi dirupati e boscosi, senza sentieri o con sentieri abbandonati da anni, che cadono sui due laghi artificiali. La dorsale termina sopra Tramonti, con il modesto ma panoramico Col della Luna.

Il Pizzo Lòvet, che sta a ovest del Col della Luna, non viene nemmeno nominato dal Berti. Ma già: è un piccolo monte, poco appariscente, poche rocce; addirittura neanche la gente del posto sa come arrivarci in cima. Più di dieci anni fa una gita sociale del CAI S. Vito al Tagliamento ha portato in cima un piccolo gruppo di curiosi guidati da Ruggero

In quell'occasione era stato ripristinato il sentiero che partendo da Val arriva in vetta passando da forcella Cervelleces, depressione di cresta subito a ovest del Pizzo Lòvet. Ora quella traccia è invasa da polloni di ornielli da alberi schiantati e mascherata dalle erbe del sottobosco: solo chi ha dimestichezza dei luoghi o è fortemente motivato potrà percorrerlo. Io conosco bene quelle tracce e so giungere in Cervelleces anche da nord, da case Sciacca, da forcella Dodismala, da Inglagna per Costaplana o per il Rio Romarui. (Bello questo arrotare di "r" in Rio Romarui che mi fa tornare alla mente il discorso di un tipo di Portogruaro che una volta mi disse che queste zone e i suoi sentieri andrebbero classificate non con le lettere "e" (cioè E = escursionisti, EE= escursionisti esperti) ma con la sigla R e sue maggiorazioni RR RRR RRRR, dove R= rangiarse!).

La borgata abbandonata di Val sovrastata dal Pizzo Lòvet

Proprio questo versante che vediamo nella foto qui sopra mi ha sempre intrigato in quanto presenta tutte le caratteristiche del greppo con una miscela variabilmente dosata di rocce, erba e pendenza. Studiato più volte, infine ho optato di sfruttare una linea di cresta per portarmi in alto sotto la parete terminale del monte.

La cresta è quella che si vede bene qui: dalla sella di Chiamerada porta sotto le rocce terminali; Chiamerada è un gruppo di case abbandonate e dirute incredibili vestigia di un mondo non tanto remoto, testimoni di attività umana che ora spalancano incredule gli occhi di finestre senza infissi per la sorpresa di vedere qualcuno; e mi salutano quando passo, tristemente assalite d'edera, mestamente silenziose nella loro ieratica solitudine.

La cresta non è complicata: qualche saliscendi, bosco fitto a tratti; poi quando la vegetazione si fa rada la salita si fa più aspra e i passaggi richiedono concentrazione.

Vicina, molto vicina la parete sud del Col della Luna si lascia ammirare.

Dalla cresta osservo il monte sovrastante cercando di individuare la linea più facile per arrivare in cima.

Sono ora in piena parete; laggiù il lago di Redona.

La cresta di Chiamerada mi fa uscire nel settore destro del monte e qui trovo una bella cengia che passando sotto a una fascia rocciosa mi permette di passare nel settore sinistro.

Ecco la cengia dopo averla percorsa (il cucuzzolo in basso a destra con un po' di neve è quello di uscita della cresta di Chiamerada); sempre esaltanti le cenge di questi monti! Poi prendo una rampa di roccette rifiutando la più facile fascia d'erba più a destra uscendo in vetta (via nuova eh!!).

 

Dalla cima: il bellissimo spigolo ovest del Col della Luna (già percorso, bello, molto bello!).

 

Il lago di Redona e la pianura friulana; notare la curvatura terrestre sottolineata dalla striscia di nubi (ma chi lo dice che la curvatura terrestre si vede solo dalle montagne più alte? Guarda qua da poco meno di 1300 metri!)

L'Aquila del Frascola e il monte Giavons.

I monti dell'alto bacino del Meduna.