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Spirit dal bosc

Spirito del bosco

Disteso tra l'erba guardavo tutto il giorno i miei monti e le nuvole

Quando il sole tramonta, nel cielo le oche, alte e veloci come frecce, volavano verso dove fa caldo.

Avrei voluto volare come loro sopra i monti...

...e andare al mare che non ho mai visto.

Al mattino vedevo le oche quiete, laggiù nel laghetto, dietro il mio monte, riposare.

Improvvisamente, un'oca è volata via. Era grande e tutta bianca. Volava verso di me.

Io, pieno di paura, mi sono nascosto tra i rododendri. "Non aver paura, caro omino. Dimmi perché vivi qui tra i monti tutto solo". Così son venuto a sapere che sono diventato uno spirito del bosco.

Prima ero un boscaiolo. Una mattina di primavera, mentre facevo legna sul monte Clapsavon, sono caduto nel burrone. Da quel giorno nessuno sa più nulla di me.

Ora vivo libero e felice sui miei monti. Corro con le nuvole, mi tuffo nell'acqua canterina dei ruscelli, mangio more, mirtilli e fragole di bosco, dormo disteso tra l'erba dei prati sotto il sole.

Vedo ancora gli uomini. Vengono quassù tutti sudati con lo zaino sulle spalle: non mi fanno paura!

Mi arrabbio quando mi mangiano i mirtilli e gettano per terra le immondizie nel bosco. Allora faccio scendere la nebbia e così si perdono.

Anche i cacciatori vengono quassù con i fucili in mano: mi fanno tanta paura perché uccidono i miei amici del bosco.

Quando li vedo arrivare, faccio il giro delle tane e avverto i miei amici: camosci, caprioli, lepri e la volpe che ha la tana tra le radici di un vecchio peccio.

Nei prati del monte, vicino alla mia tana, c'è una casera. Ci vive un vecchio con la barba bianca che parla coi suoi cavalli.

Sui prati più in alto, c'è un'altra casera, abbandonata. Un giorno son venuti degli uomini portando sulla schiena sacchi di sabbia, pale e picconi. Hanno lavorato dalla mattina alla sera.

Sono ritornati quassù tanti e tanti giorni. Una mattina sono arrivati con una libellula di ferro che faceva un gran fracasso. Che paura! Non mi piace quel fracasso, quel via vai di uomini: disturba la pace e la bellezza dei miei monti.

La casera era venuta bella e, sopra il camino, c'era un gallo di lamiera. Son venuti quassù tanti uomini a far festa.

Sono rimasto tutto il giorno sui mii monti, lontano da quel frastuono.

Una notte sono andato a vedere la casera. Sulla porta di legno era scolpito il mio nome: Elidio. Mi avevano scoperto? Il vecchio, che parlava coi cavalli e le bestie del bosco, sapeva tutto di me?

Da quel giorno stò da solo tra i miei monti, ma di tanto in tanto mi piace fare i dispetti a quelli che salgono quassù: annodo i lacci degli scarponi, li faccio inciampare sulle radici degli alberi e io, dietro un cespuglio di ginepro, rido.