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La valle perduta

La valle perduta sono gli anni dell'adolescenza che, come dice De Gregori, poi ti volti a guardarli e non li trovi più. Non è però semplice esercizio di nostalgia bensì rendersi conto di un percorso di crescita personale e trovarsi a desiderare di vivere, da adulti, i sogni ad occhi aperti fatti da bambini; un modo per tentare di restare giovani, almeno dentro.

Sentir parlare di morte è sempre sgradevole: disturba, meglio parlare d'altro. Eppure il mondo della montagna è quotidianamente a contatto con le disgrazie; i libri più letti della letteratura di montagna ci raccontano le tragedie del passato, ne siamo attirati, così come ci tengono in sospeso i film cruenti. Ci affascina, ma ci si pensa il meno possibile. La fatalità e il destino sono ben presenti tra quanti frequentano la montagna, e nonostante ciò restiamo sempre sorpresi, quasi che a noi non possa toccare. La letteratura classica ha sondato in tutti i tempi e i modi la filosofia della vita e del suo naturale termine. Umberto Eco asserisce che il compito principale della letteratura è di educarci al destino e alla morte. La letteratura di montagna ultimamente è in profonda crisi: si scrive poco di educativo nel senso che intende Eco, privilegiando i racconti senza pensieri e le grandiose imprese fine a se stesse. La Valle perduta ha la presunzione e il coraggio di essere un libro sulla morte; poteva intitolarsi benissimo la Vita perduta che era lo stesso.

E la montagna diventa metafora per raccontare il nostro incedere incerto, pavido, faticoso.

Formato libro 13x18 144 pagine, 22 racconti, disegni originali di Orsetto