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Traversata del Canal grande di Meduna

Spesso mi capitava di parlare con qualcuno di questo itinerario e molti mi dicevano che era loro intenzione di percorrerlo, prima o poi. Così ho organizzato l'evento invitando, per quanto mi risultava possibile, gli interessati (che, stranamente si sono eclissati); ho comunque trovato uno sparuto gruppetto di intrepidi.

Da sinistra a destra: Ennio, Lucio, Marco, Toni, Ruggero, Giorgio...

...e Ezio dietro l'obiettivo.

In partenza si fa un poca di prevenzione antizecche, anche se è noto che in Valtramontina non ci sono più: meglio abbondare che deficere!

Quel ciccio con il bastone è la nostra guida? Poveri noi!

Il sentiero lungolago è carino.

La passerella di Selis riduce di molto i tempi: grazie al Parco!

Il Meduna è un torrente selvaggio...

...i guadi non sempre sono facili; per questo Ruggero si è munito di particolari stivali realizzati con i sacchi di concime e legati al ginocchio con uno spago, che permettono di entrare direttamente in acqua.

Oppure bisogna utilizzare ingegnosi attraversamenti messi in opera dal ciccio col bastone.

Ma in generale il sentiero non è malvagio.

Si usano le soste per guardarsi i pantaloni e sorprendere qualche minaccioso insetto succhiasangue; la croce mette in guardia il viandante sul pericolo che si corre da queste parti: "lasciate ogni speranza...ecc".

Eccoci al ricovero casera Charpin.

Pochi minuti ancora e arriviamo al Clapòn dal Limet...

...attrezzato con cura ma non gestito...

Troviamo un camoscio molto probabilmente morto; ci fa pensare alla fine che faremo se ci perdessimo...

Il pascolo di casera Cuèl: i ruderi a sinistra.

Ammiriamo le sorgenti del Meduna.

Quest'anno l'acqua sgorga dai nevai.

Le slavine hanno disastrato il già precario sentiero.

Piove.

Saliamo per gli accumuli di slavine.

Poi per prati madidi.

Infine poco prima della forca dal Cuèl torna il sereno.

Arrivo in forcella.

Se magna.

Il vallone che abbiamo risalito: al centro lo spicchio di prato della casera Cuèl; evidente la Cengla che passa sotto le pareti di Cengle Fornezze.

E ora si scende verso Senons; gli alberi piegati sono il risultato di questo inverno nevoso.

Ruggero tiene ancora bene: splendido novantenne!

Troviamo ancora accumuli nevosi.

Raggiungiamo casera Senons.

Altra sosta.

La forcella del Pedole; quella del Cuèl scende da dietro il torrione più alto.

Eccoci qui tutti. Le foto sono di Toni e Ezio. Complimenti a Ruggero e al ciccio col bastone che anche per questa volta non si è perso.

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